Leggi su misura e sentenze annunciate: come si fabbrica un colpevole in Vaticano - Il caso Becciu e le sue contraddizioni nel libro di Alberto Vacca

 




 In un sistema in cui il pontefice incarna insieme la funzione legislativa, esecutiva e giudiziaria, può esistere davvero un processo equo? Questa è la domanda centrale che percorre Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu – Un caso surreale di giustizia ingiusta di Alberto Vacca, una poderosa e implacabile disamina del primo processo penale a carico di un cardinale nella storia moderna della Città del Vaticano. L’autore accompagna il lettore dentro le pieghe del caso Becciu, esaminando prima il contesto processuale e poi le singole accuse: dall’affaire del «Palazzo di Londra» alle donazioni alla Caritas di Ozieri, fino alla vicenda della suora rapita in Mali e alla presunta subornazione di testimoni.

La forza del saggio di Vacca risiede nella capacità di documentare, con precisione giuridica e chiarezza narrativa, la genesi e l’evoluzione di un processo che, secondo l’autore, nasce e si sviluppa sotto una profonda influenza pontificia. Sin dalle prime mosse dell’inchiesta – firmate di proprio pugno da papa Francesco – il lettore assiste a una sequenza ininterrotta di atti straordinari, rescripta segreti, deroghe normative e modifiche retroattive della legge. Tutti indirizzati verso un unico obiettivo: portare Becciu a processo e, infine, condannarlo.

Il libro apre con la drammatica udienza del 24 settembre 2020, quando Becciu, convocato dal pontefice, viene costretto a dimettersi da ogni incarico curiale e a rinunciare ai diritti del cardinalato. È l’incipit di una vicenda che assume rapidamente i tratti dell’«esilio giudiziario», e che Vacca analizza con toni asciutti ma carichi di tensione civile.

Il cuore della denuncia di Vacca risiede nel cortocircuito istituzionale che emerge dalle carte: un papa che autorizza, accusa, legifera e giudica – e che nel contempo si nega come testimone alla difesa – mina irrimediabilmente i principi del giusto processo. I quattro rescripta ex audientia, emanati tra il 2019 e il 2020, conferiscono al promotore di giustizia poteri eccezionali, limitando il diritto di difesa e derogando a norme allora in vigore. Il tutto senza alcuna pubblicazione ufficiale, senza contraddittorio, senza trasparenza.

Accanto all’ingerenza papale, Vacca decostruisce l’impianto accusatorio orchestrato dal promotore di giustizia. I capi d’imputazione contro Becciu – otto in totale, distribuiti su quattro filoni – si rivelano perlopiù infondati o viziati da errori procedurali. Il Tribunale, infatti, ne riconosce solo tre, e solo dopo una sostanziale riqualificazione giuridica dei fatti. Una strategia, secondo l'autore, che pare più volta a salvare la legittimità dell'accusa che a cercare la verità.

Emblematico è anche il ruolo di monsignor Perlasca, testimone-chiave il cui passaggio da imputato a collaboratore dell’accusa è descritto come il risultato di pressioni psicologiche e manipolazioni orchestrate da figure esterne al processo, tra cui spicca Francesca Immacolata Chaouqui. Il libro delinea così un inquietante scenario di ingerenze, vendette personali e giochi di potere, in cui la figura di Becciu emerge sempre più come capro espiatorio di una ristrutturazione interna alle gerarchie curiali.

La sentenza del 16 dicembre 2023 – pronunciata «in nome di Sua Santità papa Francesco» – non rappresenta, secondo Vacca, un epilogo giuridicamente limpido, ma l’atto finale di un copione scritto in anticipo. Le motivazioni del verdetto, infatti, si fondano su espressioni congetturali sull’operato di Becciu («non poteva non sapere», «non è credibile», «è implausibile»), che minano il principio della presunzione di innocenza e spostano l’onere della prova sull’imputato, in violazione delle garanzie processuali fondamentali. 

«Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu» è molto più di una cronaca giudiziaria: è un grido laico e civile per una giustizia che non abbia paura della verità, un esercizio di libertà intellettuale e un saggio che invita a riflettere, dentro e fuori le mura leonine. Una lettura essenziale per chi crede che nessuna autorità, neanche quella che si proclama vicaria di Cristo, debba mai trovarsi al di sopra della legge.








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